ICT & Digital Forensics Consulting

LA LOCALIZZAZIONE DEI TERMINALI MOBILI NELLE SITUAZIONI DI EMERGENZA

Sempre più spesso accade che le informazioni raccolte tramite i dispositivi mobili siano utilizzate per cercare di definire la nostra posizione geografica: il GPS presente in ogni smartphone è in grado di calcolare con precisione elevata le coordinate del punto in cui ci troviamo, per cui la conoscenza di quel dato consente di rispondere alla domanda “dove siamo?”

E’ anche il meccanismo alla base delle funzionalità del tipo “trova il mio cellulare” offerte dai dispositivi Apple o Android, e anche delle altre app che -più o meno consapevolmente- autorizziamo ad accedere a queste informazioni. Ma, se escludiamo questa possibilità, e pensiamo ad esigenze di tipo investigativo, quali sono le altre modalità con cui si può pensare di geolocalizzare un cellulare?

Nella situazione più tipica delle investigazioni si utilizzano le informazioni disponibili a livello di rete mobile per la localizzazione delle utenze. Già è noto come, ‘a posteriori’, si può provare a stimare la posizione di un telefonino con le sole “celle” presenti nel tabulato telefonico o telematico, che tuttavia non possono essere sufficienti per confermare se lo stesso risulti in un determinato punto del territorio, in quanto siamo di fronte ad una stima “probabilistica” e non “deterministica”.

Diverso è invece il caso per il quale si richiede una localizzazione “in tempo reale” che si fonda sul metodo di triangolazione delle celle, anche utilizzata nell’ambito dei servizi di emergenza del Numero Unico Europeo per le emergenze. Esistono infine altre tecnologie, di precisione molto maggiore, che consentono una migliore localizzazione del telefonino, il cui utilizzo può essere di enorme importanza nelle situazioni di emergenza in cui vi sono persone disperse.

Questo è il tema sviluppato nell’articolo che è stato pubblicato sull’ultimo numero della rivista “Sicurezza e Giustizia“.

Qui trovate l’articolo da leggere.

 

Posted in: computer forensics, mobile forensics, privacy, tecnologia Tagged: , , ,

2 Responses to LA LOCALIZZAZIONE DEI TERMINALI MOBILI NELLE SITUAZIONI DI EMERGENZA

    Alberto Cimino
    Commented:  05/07/2017 at 18:22

    A fronte di un tale sistema di localizzazione(indubbiamente di utilità in caso di emergenza, limitatamente alla posizione dell’apparecchio e non del soggetto utilizzatore), esso si pone in contrasto con il diritto alla privacy ed apre solo nuovo scenari di possibili accessi non autorizzati da parte autorità e di altra natura, violando il diritto ed attivando un controllo al pari di un “braccialetto elettronico” per i detenuti .
    Il continuo e progressivo aumento dei sistemi di controllo da parte dello stato, dei fornitori di servizi digitali e altri soggetti (cellulari,servizi gps, servizi di pagamento elettronico,banche dati sulle navigazioni e ricerche,etc), monitorando incessantemente i soggetti privati ,ne analizzano comportamenti, spostamenti e gusti, catalogando i soggetti in questione.
    In riferimento comunque al suo articolo, essendo i dati di localizzazione , dati relativi al solo apparecchio, anche in caso di connessione a più celle, lo stesso non è detto che sia nelle mani del soggetto interessato.
    Il massiccio utilizzo di sistemi di localizzazione hanno valenza solo teorica e trovano nella pratica comunque l’indimostrabilità che il soggetto fosse insieme all’apparecchio stesso.
    Come lei sicuramente sa, oggi moderni smarthphone hanno sistemi di gestione a distanza dell’apparecchio con cui io potrei benissimo rispondere a centinaia di km utilizzando la posizione dell’apparecchio e creando un falso alibi.

    Tutto ciò ci pone di fronte al ben più importante dilemma etico se tutto ciò sia lecito e corretto all’interno di una democrazia.
    Non sempre l’utilità cammina di pari passo ai diritti fondamentali di libertà, e la tecnologia ha i suoi limiti inderogabili.

    Rispondi
      Paolo Reale
      Commented:  05/07/2017 at 18:37

      Stai mettendo insieme riflessioni diverse, con una focalizzazione differente dalla finalità dell’articolo: parli di “alibi”, ma il tema è quello delle “Situazioni di emergenza”, in cui è a rischio l’incolumità dell’individuo, su questo si sviluppa l’articolo, e le possibili vie ‘tecniche’ che si possono perseguire. Peraltro, sugli aspetti di privacy, c’è già la risposta nel testo: c’è un provvedimento del Garante, citato, che spiega come e quando usare certe informazioni.
      Tutto il resto è già noto, ed è la solita tematica dell’uso improprio di qualunque tecnologia, che è tema ricorrente per ognuna di queste. In tutta franchezza ritengo che per la finalità di salvaguardare la vita umana, in quei contesti straordinari descritti nell’articolo, ogni tentativo va fatto. Se vuoi spostare l’attenzione sugli abusi di alcune tecnologie, e il loro uso magari per scopi di depistaggio posso essere concorde, ma non è questo l’obiettivo dell’articolo, il titolo lo dice chiaramente. 😉

      Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *